Farmacie e liberalizzazioni

Grande inganno all’Italia e al Governo dai titolari di farmacia Liberalizzazioni. Ultime notizie Roma – UnoNotizie.it – I titolari di farmacia, attraverso i propri rappresentanti, stanno perpetrando un colossale inganno al Governo e ai cittadini. Dichiarandosi contrari alla liberalizzazione della fascia C, ma disponibili all’abbassamento del quorum sino a 3.500 abitanti per farmacia, prendono in giro le Istituzioni e il Paese. L’obiettivo è quello di sempre: non cambiare nulla dell’attuale assetto monopolistico detenuto. Dati alla mano e facilmente verificabili, con l’abbassamento del quorum a 3.500 non si aprirebbero che poche centinaia di farmacie, per la precisione 301 nei comuni con popolazione superiore a 70.000 abitanti. Gli italiani non si accorgerebbero nemmeno del cambiamento. Zero farmacie a Milano, Napoli Torino, Genova, Bologna, Firenze, Bari, Catania, Trieste. Una sola farmacia in più a Trento, Piacenza, Ancona, Brindisi, Varese. E’ questa la liberalizzazione del settore di cui ha bisogno il Paese? Il Movimento Nazionale Liberi Farmacisti crede proprio di no. E’ inutile – ribadisce il Presidente MNLF (Movimento Nazionale Liberi Farmacisti) Vincenzo Devito – liberalizzare il prezzo dei farmaci di fascia C e dare la possibilità di fare sconti se non viene contestualmente liberalizzata la rete distributiva. Gli sconti non verranno fatti e i cittadini non ne riceveranno alcun vantaggio. Ben altri potrebbero essere i risultati in termini di investimenti (600/700 milioni di euro), nuova occupazione (7.000 nuovi posti) nuove aziende (3.500) se si liberalizzassero i farmaci con obbligo di ricetta ma non dispensati dal S.S.N. 120 milioni di euro l’anno sarebbero risparmiati dai cittadini. In un momento in cui a tutti vengono chiesti sacrifici è davvero incredibile – conclude Devito – che una casta di privilegiati si rifiuti di fare il proprio dovere rinunciando alla propria posizione di monopolio. Se dovessero vincere ancora una volta le corporazioni sarà veramente difficile andarlo a spiegare ai tanti lavoratori che sono in cassa integrazione o alle tante famiglie che quest’anno dovranno “stringere la cinghia”. Una risposta che dovranno fornire anche quei partiti che pur richiamandosi alla libertà, sono i più strenui difensori del corporativismo italiano a danno dell’interesse generale.

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